La storia dei nani da giardino - L'età moderna
di Lidia Zitara
Il revival delle rovine classiche tipico del Settecento e la scoperta del mondo alpino (quest'ultimo coincide con la teorizzazione del “sublime” da parte di Edmund Burke), rende i giardini luoghi ideali per ospitare artefatti che imitavano antichi ruderi o rocce, promontori, rilievi artificialmente creati. In seguito la moda delle rovine e delle fabriques (piccoli edifici che richiamano la vita in campagna, latterie, mulini, masserie) e delle folies (chioschi esoticheggianti e gazebo chiusi), divenne una vera e propria insensata esaltazione, e ne abbiamo una bellissima testimonianza in Bouvard e Pécuchet di Flaubert. La caratteristica del giardino successivo, cioè del giardino romantico, è quella di suscitare un impatto emotivo e nasce quello che viene chiamato “eclettismo storico”: nei giardini, non sempre di dimensioni adeguate allo scopo, venivano così riuniti stili e impressioni differenti. Il giardino diviene così un mezzo per esprimere il proprio status symbol.
Un esempio: nel 1867 Sir Charles Isham, un gentiluomo inglese interessato allo spiritualismo, volle delle statue di gnomi per abbellire il suo giardino di rocce e conifere striscianti, a Lamport Hall, nel Northamptonshire. Affascinato dalla mitologia wagneriana allora in auge e dai troll di Henrik Ibsen, si fece portare dalla Germania parecchie dozzine di nanetti, “spiriti della terra” che egli chiamava “minatori fantasma”. Le prime produzioni industriali di nani di terracotta vennero avviate verso 1880 in Turingia, ma ancor prima erano richiesti nanetti di fattura artigianale.
Nel castello di Neuschwanstein a Füssen i sofisticati giochi ed automi richiamavano apertamente le atmosfere romantiche wagneriane. Wagner stesso fu l'ispiratore di Ludwig, che gli commissionò “L'anello del Nibelungo” e che per lui fece costruire il teatro di Bayreuth. Gli stessi Nibelunghi sono dei nani che abitano nelle caverne e custodiscono tesori (non diversamente dai Nani di Tolkien). Per Ludwig II di Baviera il suo castello era il palcoscenico di una vita immaginaria, lo scenario ideale per il mondo romantico che Ludwig II si era costruito anche grazie all'opera di Wagner, e che in seguito è diventato l'icona pop di Disneyland.
In fotografia il castello di Ludwig e uno dei nanetti del giardino di Sir Charles Isham.