La storia dei nani da giardino - Il Medioevo

La storia dei nani da giardino - Il Medioevo

di Lidia Zitara

 

L'epoca medievale, che fondò la sua estetica sul viso martoriato ed afflitto del Cristo crocifisso, non ebbe pertanto remore a raffigurare in dipinti e soprattutto sulle docce e sui frontoni delle chiese, delle figure mostruose e deformi quali monito a mantenersi puri e casti.  I nani e la loro gulliverica controparte, i giganti, hanno costellato la storia delle ville rinascimentali e manieriste. Nel 1400 la presenza di nani a corte era usuale, ancora oggi l'Appartamento dei Nani del castello Gonzaga a Mantova è una delle attrazioni turistiche più visitate. Nella stessa “Camera degli sposi”, affrescata da Mantegna, è raffigurata una nana, così come in “La Meninas”, di Velasquez.  Nel corso dell'Umanesimo e del Rinascimento, il rinnovato interesse per le scienze e per la natura condusse molti nobili ad appassionarsi delle curiosità del mondo naturale. Fu così che nacque il collezionismo per oggetti naturali particolari, gemme, conchiglie, ossa di creature marine, pietre particolari, corna di animali, ecc, che venivano raccolte nelle famose Wunderkammern o “camere delle meraviglie” che venivano adornate da statue di sirene, di ninfe, di Pan, ecc. Si tratta – potremmo dire – della più antica versione del parco a tema dei giardinetti di città, in cui vengono riuniti animali e statue di ogni tipo, a formare una sorta di Disneyland in miniatura.

Già nel medioevo (e prima ancora in epoca romana) erano conosciuti i cosiddetti “meccanismi eroniani”, cioè quei congegni idraulici attraverso cui si potevano creare giochi d'acqua e far muovere degli automi. Queste tecniche furono poi migliorate (e portate ai loro massimi livelli nelle fontane di Versailles – create peraltro da idraulici italiani), tanto che a Pratolino vi era un vero e proprio teatrino di automi, intenti a fare questo o quel lavoro con questo o quell'attrezzo. Tutto ciò ricorda molto da vicino il presepe e i nanetti indaffarati con carretti, asce, picconi.

È famoso il nano di Villa Pisani a Strà, come anche la “villa dei nani” di Valmarana, a Thiene (Vicenza), in cui i nani accolgono il visitatore. Altrettanto famoso è “Morgante” il nano di Boboli, posizionato al centro di un labirinto di siepi, con una chiara funzione di guida a e sorveglianza, cioè una funzione teleologica.  Il labirinto è tra l'altro un elemento mitologico importantissimo, poiché implica un significato iniziatico, di morte e rinascita. Giove stesso era chiamato Labyris in Asia Minore. E se ci pensiamo un po', i nani scavano nelle caverne, anche quelle dense di significati mitologici di nascita e fertilità.

 

In fotografia: il nano Morgante, la nana nella Camera degli Sposi dipinto dal Mantegna