Trudi Müller Patriarca

Designer e imprenditrice: ecco la fortunata storia di un’azienda di successo partita da una passione personale. Moda e design si intrecciano nella realizzazione di un peluche; la ricerca nel tessile e nelle rifinizioni è importante, come è determinante la costruzione del cartamodello. Al di sopra di tutto devono esserci capacità di visione e creatività, qualità che non mancavano alla signora Trudi.

480x480ritratto_2

Trudi Müller Patriarca era nata a Monaco di Baviera nel 1921. Dopo aver frequentato la Kunstakademie nella città natale, nel 1948 si trasferisce in Italia, a Tarcento. Coltivando una passione che aveva sin da bambina, inizia a confezionare a mano i primi orsacchiotti di stoffa. Visto il successo riscosso dalle sue creazioni, dal 1954 organizza la produzione su scala artigianale dando vita all’azienda che ancora oggi porta il suo nome. È mancata nel 2000.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“C’è un po’ di Trudi in ognuno di noi”.  Gertrud Müller Patriarca

libro_womenitaliandesign240x240_Kde3FEm
cagnetto
sketches

Cagnolino, produzione Trudi anni ’60
Caratteristica inconfondibile dei peluche Trudi è l’espressività: Gertrud Muller Patriarca non solo ne disegnava i modelli ma ne curava la «personalità», ossia la capacità di comunicare emozioni al «primo impatto».

orsetti1

Orso Trudi, anni ‘50

 

Sopra: bozzetti di studio che porteranno alla creazione dell’Orso Trudi, presentato negli anni ’80 all’ “American Victorian Museum” per la Teddy Bear Annual Convention.

 

 

Cavallino a rimorchio,1960

conigli_mdEYnwL
Trudi_1960_09

Conigli, produzione Trudi, 1953
Durante gli anni Sessanta, con la costruzione dello stabilimento e la partecipazione alle fiere campionarie internazionali, la Trudi pose le basi per una crescita su scala mondiale.

Gertrud Muller Patriarca, Dizionario biografico dei friulani

 

Trudi, Wikipedia

 

A. ROCHIRA, Trudi Müller, talento naturale per i peluche unici al mondo, «Il Piccolo», 19 marzo 2000

 

W. TOMADA, Si è spenta ieri la creatrice di Trudi, i peluche “made in Friuli”, «Il Gazzettino», 19 marzo 2000